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sabato 12 luglio 2008

Le mani dei Sindacati sul 5 per mille


A raccontarlo è Stefano Livadiotti nel suo ultimo libro, pubblicato pochi giorni fa da Bompiani, dal titolo "L’altra casta". Il giornalista de L'Espresso cita Stefano Zamagni, presentandolo come «il presidente prodiano dell’Agenzia per le Onlus». E sostiene che Cgil , Cisl e Uil, «hanno dato vita a una serie di soggetti che, rispondendo alle caratteristiche fissate dalla legge sulle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, sono state a loro equiparate».
«A quel punto – scrive Livadiotti – sono entrati in gioco i soliti Caf. Se la percentuale di italiani che indica un beneficiario per il 5 per mille della sua dichiarazione è ferma al 55% (14 milioni e 700 mila contribuenti nel 2007), sale di molto (qualcuno dice fino all’80%) tra quelli che si rivolgono ai Centri di assistenza fiscale. I quali non fanno mancare il loro consiglio sul destinatario da indicare. Spesso giocando ai limiti del lecito, se è vero quanto sostenuto dal settimanale Vita, bibbia del non profit, che ha pubblicato le lettere di chi si è scontrato con i Caf.
Il meccanismo con cui i Centri di assistenza fiscale dei sindacati avrebbero penalizzato o aiutato le associazioni è semplice. Per donare direttamente il 5 per mille bisogna tassativamente indicare il codice fiscale del beneficiario. E, guarda un po’, il sistema informatico dei Caf ne riconosce solo alcuni. Altri, per esempio quello dell’associazione di Luca Coscioni, no».
«”Le associazioni che fanno in qualche modo riferimento al sindacato sono state ovviamente avvantaggiate dai Caf,” dice Zamagni, “capita che i funzionari dei centri di assistenza forniscano qualche consiglio, quando si trovano davanti a un contribuente incerto sul destinatario da indicare per il 5 per mille”. Capita. E capiterà sempre più spesso. Perché il sindacato su questa partita – sostiene Livadiotti – conta molto. Finora quello del 5 per mille è stato solo una sorta di esperimento, approvato in due successive leggi finanziarie. Ma il governo Prodi si è impegnato a renderlo definitivo, con una legge che farà sparire il tetto. L’incarico di scriverlo è stato affidato a un parlamentare che conosce bene il punto di vista del sindacato: il senatore Giorgio Benvenuto, ex segretario della Uil».



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