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lunedì 30 marzo 2009

Le ruspe nel campetto di Del Piero

I primi calci al pallone, come il primo amore, non si scordano mai. Succede. Succede ad Alex Del Piero, numero 10 della Juventus. E non importa se a trentaquattro anni, la vita, la carriera, i successi lo hanno portato lontano, molto lontano, dal campetto dell'oratorio dove, poco più che bambino, aveva fatto felicemente goal. Ci giocava lui e ci giocava il fratello più grande, Stefano.
Ecco perché oggi risulta insopportabile — più ai tifosi nostalgici che allo stesso campione — l'idea di veder cancellato quel pezzo di terra, simbolicamente importante.
Il fatto è che i piani di lottizzazione, gli edifici, le opere di urbanizzazione e, quindi, le ruspe non perdonano: dunque il campetto parrocchiale di Saccon, frazione di San Vendemiano (Treviso), secondo i progetti in corso dovrebbe diventare un parcheggio per auto, complementare ai condomini che verranno costruiti. Ma i fan di Del Piero non ci stanno. E si ribellano al grido di «non può scomparire», lanciando un appello perché il campo venga salvato. Certo, non possono invocare l'Unesco; tuttavia, vorrebbero che l'area fosse riconosciuta un «patrimonio sportivo» da dichiarare intoccabile. Utopia? L'opera di demolizione è avviata. E si vede. Quella che fu la palestra d'esordio del campione juventino e di suo fratello ora si presenta come un terreno grigio, irregolare, solcato di pozze d'acqua piovana.
A tener viva la memoria restano, però, i cimeli/simbolo di un campo da calcio: le due porte, senza le reti, ormai a pezzi. E dire che Alex aveva voluto farsi fotografare proprio davanti a una di queste porte (quando la rete non era stata ancora distrutta).
By Corriere della Sera