Bloccato un camion di pillole di pazienza perchè perdeva percolato

Abbiate pazzienza con due zeta, ovvero la pazzia della pazienza

venerdì 27 giugno 2008

Salvate il pesce pagliaccio


Rischio estinzione dopo il film della Disney.

Aumentano le importazioni, diminuiscono gli esemplari


È una storia che ha intenerito milioni di padri e di figli in tutto il mondo: l'epica lotta di un papà per ritrovare il figlio perduto. Entrambi, sia il genitore che la sua amata creatura, sono pesci, o meglio pesciolini, per la precisione pesci pagliaccio: un adorabile animaletto pinnato, di un bel colore arancione striato di bianco. Nella storia, dopo che un barracuda gli ha mangiato la mamma e i fratelli (questi ultimi ancora chiusi dentro le uova), il pesce-bimbo si perde nell'oceano, viene pescato da un dentista, che se lo porta a casa, a Sidney, lo regala a una pestifera nipotina, che lo chiude in un acquario. Alla fine di innumerevoli avventure, il pesce-papà ritrova suo figlio, che evade dall'acquario e torna felice nel suo ambiente naturale, il mare. La pellicola aveva una evidente morale: il posto di quei bei pesciolini colorati è il mare, non l'acquario di casa, che a qualcuno di noi può piacere come pezzo d'arredamento ma che a loro, i pesci che ci abitano, probabilmente deve sembrare una prigione. Ma l'effetto a lungo termine, a quanto pare, è stato l'esatto opposto: quei milioni di bimbi umani, tornati a casa dal cinema, hanno chiesto al papà e alla mamma di comprare loro un pesce come quello del film. E adesso i naturalisti lanciano l'allarme: il pesce pagliaccio rischia di scomparire dai mari, sta diventando una specie in via di estinzione. Se continua così, la "ricerca di Nemo" diventerà infruttuosa: non lo si troverà più da nessuna parte, tranne che nell'acquario da cui lui voleva disperatamente fuggire.
"Per essere salvato dall'estinzione - afferma lo scienziato - dovrebbe essere immediatamente classificato come specie a rischio". Paradossalmente, insomma, la commovente storia del piccolo Nemo animato è servita, anziché a proteggerlo e a salvarlo, a mettere in pericolo il pesce pagliaccio della realtà. Forse bisognerebbe girare un altro film, intitolato "E smettetela di cercare Nemo!", perché venga lasciato dov'è, in pace, a casa propria.


Made in Repubblica

martedì 24 giugno 2008

Draghi aumenta gli stipendi in Banca d'Italia


Bacchettate/ Draghi aumenta gli stipendi in Banca d'Italia: e il tetto agli aumenti ai manager pubblici?
Venerdí 20.06.2008 17:50


Chissà perché l'Italia deve sempre essere il paese dei distinguo, delle eccezioni, dei casi di cui tener conto: così non sono ancora fredde le agenzie con cui i ministri Tremonti e Brunetta hanno promesso con severo cipiglio di imbrigliare il costo del lavoro dei manager del settore pubblico, applicando normative più vicine a quelle del settore privato per favorire un incremento netto di quella produttività che alla macchina dello Stato difetta da anni, che si apprende dell'ennesima eccezione alla regola. Secondo rumors diffusisi nel pomeriggio, infatti, il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, giovedì prossimo, il 26 giugno, porterà al Consiglio Superiore di Via Nazionale il via libera dei sindacati al piano di riduzione delle filiali dell'istituto centrale italiano. Un accordo che ha un costo: un rinnovo del contratto per i dipendenti di Banca d'Italia pari all'8% per il biennio 2008-2009, in media circa 460 euro al mese in più, a regime, ma la cifra è destinata a lievitare per i dirigenti di rango più elevato.
Certo è curioso che nel momento in cui Draghi prova a imporre il modello di mercato a quella parte del settore bancario di matrice popolare che ancora lo teme (vedi la discussione infinita su voto capitario e forma giuridica degli istituti di credito popolare) lo stesso grand commis preferisca la scorciatoia dell'aumento in busta paga con cui giustificare una manovra, quella della riduzione di sedi e organici, che la nascita della Bce e l'ingresso nell'euro avevano da tempo reso inevitabile. E che dunque, se davvero si fossero voluto applicare logiche di efficientamento, non avrebbe richiedere particolari contropartite.


Made in affariitaliani.it

martedì 17 giugno 2008

lunedì 16 giugno 2008

Diamo una "mano" al Parlamento














PER VOTARE IN PARLAMENTO SERVIRANNO DUE MANI


Gianfranco Fini è deciso a risolvere, a partire dalla ripresa dei lavori della Camera dopo le vacanze estive, l’annosa questione dei "pianisti", quei parlamentari che votano per i loro colleghi. Il presidente della Camera, dopo il ripetersi di episodi di votazioni multiple in Aula durante la conversione del decreto su Alitalia e in seguito alle vibrate proteste di Di Pietro e dei radicali ha convocato l’Ufficio di presidenza di Montecitorio per studiare la soluzione più adatta. Se prima si pensava al metodo delle impronte digitali, ora è lo stesso presidente della Camera a proporre il metodo del voto con due mani, ma in campo c’è anche l’idea della Lega di una sorta di «cinture di sicurezza» per i parlamentari.

«È una truffa aggravata ai danni dei cittadini. Qua ci vuole una soluzione definitiva e seria», ha tuonato Antonio Di Pietro. «Il presidente della Camera - ha aggiunto il leader dell'Italia dei Valori -, nella sua veste di pubblico ufficiale deve procedere. Noi chiediamo che i "pianisti" restituiscano l’indebito, ovvero i 3-400 euro al giorno che percepiscono, e che sia riconosciuto anche il danno morale nei confronti della istituzione Camera». Di fronte alle accuse di truffa si alza la voce di Rosy Bindi, presidente di turno, che ricorda come ai lavori della Camera non si applichino le norme del codice penale, ma Di Pietro non si arrende: «Io suono la musica della legalità, mentre i pianisti suonano la musica della truffa».

È comunque proprio il presidente Fini il primo a volere risolvere la questione. L’obiettivo, riferiscono fonti vicine alla presidenza di Montecitorio, è quello di arrivare a una soluzione dopo l’estate. L’Ufficio di presidenza ha trovato una condivisione proprio attorno alla proposta avanzata della terza carica dello Stato. «Due mani un voto»: al momento della votazione ogni parlamentare dovrà premere contemporaneamente due pulsanti, uno per esprimere il voto, l’altro per confermarlo, in modo da tenere entrambe le mani impegnate. La proposta ha trovato la «piena condivisione» di tutto l’Ufficio di presidenza. La palla ora passa al collegio dei questori che entro 10 giorni dovrà valutare gli aspetti tecnici.

A tenere banco durante la seduta è stata anche la proposta della Lega Nord: il metodo «cinture di sicurezza», ovvero «un sensore posto sul sedile dell’Aula, che rilevi se il parlamentare è seduto o no al suo posto e che entra in funzione con un peso al di sopra di 40 chilogrammi. Così, solo se si è seduti al proprio posto i pulsanti per la votazione si attivano - spiega il deputato del Carroccio, Giacomo Stucchi - e chiedo che i questori valutino anche la mia proposta».

Made in La Stampa

venerdì 13 giugno 2008

Siamo tutti a Pane e Latte



Con un chilo di grano dal prezzo di circa 23 centesimi si riesce a produrre, con la trasformazione in farina e con l'aggiunta di acqua, un chilo di pane che viene venduto ai cittadini a valori di almeno dodici volte superiori e variabili da 3 euro al chilo per il pane comune a 5 euro e oltre per i pani più elaborati. E’ quanto afferma la Coldiretti, in riferimento allo sciopero della spesa annunciato per il 13 settembre dalle associazioni dei consumatori, nel sottolineare che il livello dei prezzi in agricoltura non offre alibi concreti agli aumenti annunciati per i prodotti alimentari in autunno anche per altri derivati dei cereali come pastasciutta, dolci e biscotti il cui prezzo si moltiplica fino a 70 volte dal campo alla tavola.
Per ogni euro pagato per il pane appena 7 centesimi vanno alla materia prima, tutto il resto sono costi di trasformazione, dal mulino al fornaio. Quindi affermare che il prezzo del pane aumenta perché il costo del grano è salito di qualche centesimo è fuorviante. A questo proposito è giusto ricordare che la materia prima costa esattamente come vent’anni fa mentre il prezzo del pane è passato dalle allora mille lire ad almeno tre euro”.
I pesanti rincari previsti per i prodotti alimentari rischiano di avere effetti negativi sui consumi domestici che sono già pesantemente dell' 8,8 per cento per il pane e del 5,4 per cento per la pasta di semola nel primo trimestre del 2007, rispetto allo scorso anno secondo i dati ismea - Ac Nielsen. E la situazione non è molto diversa per altri prodotti di base a rischio rincari come il latte il cui prezzo si moltiplica per quattro dalla stalla allo scaffale. I rincari non trovano giustificazione neanche in una presunta mancanza di prodotto Made in italy in quanto secondo l’ultima rilevazione Ismea la produzione di frumento duro nel 2007 in Italia - riferisce la Coldiretti - è aumentata rispetto allo scorso anno dello 0,9 per cento per 4,13 milioni di tonnellate, mentre per il grano tenero l'aumento è dello 0,6 per cento per una produzione di 3,23 milioni di tonnellate.

“E’ invece aumentato del 419 per cento il prezzo del pane negli ultimi venti anni – prosegue Martin - nonostante quello del grano sia continuamente diminuito ed oggi risulti addirittura inferiore a quello pagato agli imprenditori agricoli nel 1985. Se secondo una nostra analisi per pane, pasta fresca e dolci il prezzo dal campo al consumo si moltiplica rispettivamente di 12, 20 e 70, il prezzo del latte fresco dalla stalla al consumatore passa da 0,33 a 1,40 euro con un aumento di oltre il 300 per cento.

Ma c’è dell’altro. Il rischio è che i rincari, oltre ad incidere sui consumi, servano a coprire la volontà di aumentare le importazioni dall'estero di prodotti da spacciare come Made in Italy a fini speculativi in assenza di una adeguata informazione in etichetta. E preoccupazioni ci sono anche per gli effetti che gli allarmi possono avere nell’aggravare i già pesanti ritardi che si registrano in Italia nello sviluppo di energie alternative provenienti dalle coltivazioni agricole nazionali. Ad oggi non c'è in Italia neanche l'ombra di biocarburanti nei distributori nonostante gli obiettivi fissati dalla finanziaria, che prevede che i biocarburanti come il biodiesel o il bietanolo ottenuti dalle coltivazioni agricole debbano essere distribuiti in Italia nel 2007 in una quota minima dell'uno per cento di tutto il carburante (benzina e gasolio) immesso in consumo. Peraltro utilizzare le coltivazioni agricole europee per produrre energia pulita come i biocarburanti non provoca nessun rincaro dei prezzi al consumi degli alimenti e contribuisce al contenimento dell'inquinamento ambientale nel rispetto degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto per ridurre i gas a effetto serra e contrastare i cambiamenti climatici, secondo lo studio della Commissione Europea sull' “impatto sui mercati alimentari e non alimentari dell'UE e sul mercato mondiale dell'applicazione dell'obiettivo minimo del 10 per cento di biocarburanti nel consumo totale di carburanti nel settore trasporti in Europa per il 2020” .

mercoledì 11 giugno 2008

martedì 10 giugno 2008

Buffone

Italia Campione del mondo d'immondizia




Qualche settimana fa stavo attraversando una strada a Milano, teso come in un percorso di guerra per fronteggiare accelerate potenzialmente mortali di automobilisti o motociclisti insofferenti delle regole della circolazione. Al volante di una delle macchine ferme nel traffico ho visto una giovane signora soffiarsi il naso, abbassare il finestrino e, con la più grande naturalezza, buttare fuori il fazzoletto di carta e la scatola ormai vuota che l'aveva contenuto. I nostri sguardi si sono incrociati: ho mimato un applauso sarcastico. La guidatrice – vestita, pettinata e truccata con estrema cura, seduta nella sua vettura ben lucida – ha allargato le braccia, come a esprimere rammarico per un evento indipendente dalla sua volontà. Subito dopo il suo imbarazzo si è trasformato in risentimento, il gesto a due mani in un gesto a una mano sola. Le sue labbra dietro il parabrezza si sono mosse rabbiose, a pronunciare parole che potevo facilmente immaginare.

Curiamo noi stessi ma non la città in cui viviamo
Mentre continuavo il mio percorso, ripensavo al contrasto tra la cura che la guidatrice riserva al proprio aspetto personale e la trascuratezza con cui tratta la città in cui vive. Il suo comportamento discende probabilmente dall'idea che il mondo appena fuori dalla porta di casa, o dall'abitacolo della propria automobile, sia terra di nessuno. È una concezione diffusa, da noi: basta osservare un qualunque prato o spiaggia alla fine di una giornata di festa, quando le famigliole si ritirano lasciandosi dietro fogli di giornale, sacchetti di plastica, bottiglie, tappi, mozziconi di sigaretta. Nei luoghi costruiti, come in quelli naturali, ci si libera dei rifiuti come di pensieri ingombranti e fastidiosi. Lo fanno i singoli cittadini, lo fanno le imprese private e pubbliche che riversano nel territorio migliaia di tonnellate di spazzatura e scorie inquinanti. Messe di fronte alle conseguenze dei loro atti, reagiscono come la guidatrice del mio incontro, allargando le braccia, come se la responsabilità fosse da attribuirsi a forze esterne e superiori alle loro.
Si potrebbe parlare di mancanza di coscienza ambientale o civica, ma in fondo si tratta di espressioni di una maleducazione diffusa, i cui effetti, sgradevoli su scala personale, si traducono su scala più vasta in sfacelo e barbarie. È difficile stabilire una graduatoria delle forme di maleducazione in ordine di gravità, perché i comportamenti umani sono legati uno all'altro in modo inscindibile e un'espressione apparentemente innocua può rivelarsi più pericolosa di come sembra.
È un problema di codici
Nella prima metà del secolo scorso una cornice sociale insopportabilmente vecchia e oppressiva è stata rotta per far posto alla libera espressione, e quello che è rimasto sono solo macerie. La libera espressione, invece di tendere verso l'alto – verso la meravigliosa armonia naturale – ha puntato rapidamente verso il basso: verso il gesto triviale, la mancanza di rispetto, il gergo postribolare, l'immagine truculenta, l'aggressione verbale e fisica. Alla distanza formale e alla pantomima sociale si sono sostituiti la vicinanza appiccicosa e molesta, l'avidità e l'arroganza ostentate, la mancanza di pudore, l'assenza di misura. I genitori che non correggono i modi dei propri figli a tavola arrivano, per cedimenti morali progressivi, a giustificarli anche quando si mettono a tirare sassi da un cavalcavia o – per citare episodi di cronaca italiana più recenti – a bruciare i capelli di un compagno di scuola, a travolgere persone sulle strisce pedonali e darsi alla fuga, a stuprare una compagna di scuola per poi strangolarla e buttarla in un pozzo. Interrogati da telecamere acritiche e conniventi, padri e madri dicono «In fondo sono ragazzi», e guardano nell'obbiettivo.
Il fatto è che la famiglia italiana produce sempre più spesso persone con la tendenza a occuparsi esclusivamente di sé stesse e delle proprie ragioni, convinte di essere al centro dell'universo, senza alcuna curiosità né attenzione per gli altri, incapaci di ascoltare. È forse la forma ultima di maleducazione, e si accompagna all'idea che non ci sia nessun bisogno di imparare, migliorarsi, avere delle aspirazioni, coltivare delle capacità. Nella propria casa, anche il peggior somaro può sentirsi il protagonista del suo personale spettacolo per il solo fatto di esistere, con i genitori a fare da claque e da pubblico a servizio permanente, passivo e succube come un vero pubblico televisivo.
Made in Sole 24 ore

giovedì 5 giugno 2008

Smaltiamo la Rai assieme al percolato


Ecco un interessante articolo apparso tempo fa sul quotidiano La Stampa. Leggete, in particolare, la parte in grassetto. Da lì è possibile capire quali subdoli metodi vengano usati per derubarci con la forza!Finanza in campo contro gli evasori del canone Rai-tv - La Stampa Web: "Addio ai furbetti della tv. Con una mossa a sorpresa, la Rai ha incaricato la Guardia di Finanza di rintracciare e accertare i nomi degli evasori del canone della tv di Stato. E di farli pagare. Una mossa che spariglia le carte di chi, fino a oggi, era riuscito a risparmiare ogni anno i quasi cento euro dell’imposta. Da settembre non ci sarà più pietà per nessuno. La Guardia di Finanza andrà a bussare alla porta di quelle famiglie e di quegli esercizi commerciali che la Rai ha identificato come evasori. Dopo la verifica i militari redigeranno un verbale che verrà inoltrato agli uffici amministrativi della tv di Stato. Se le risorse in termini di uomini e di denari non saranno sufficienti per il porta a porta, la strada del controllo potrebbe essere differente. I capifamiglia - sospetti evasori - verranno convocati negli uffici dei comandi provinciali delle Fiamme gialle oppure nelle tenenze dislocate sul territorio della provincia. Lì, seduti di fronte ai militari dovranno rispondere a tutte le loro domande. Firmeranno un verbale e se ne potranno andare. Se hanno dichiarato la verità - cioè che hanno la tv, ma il canone non lo hanno mai versato - si dovranno mettere in regola. Pagando ovviamente l’imposta per l’ultimo anno, gli interessi di mora, e le sanzioni. Chi pensa di risparmiare, mentendo anche davanti agli ufficiali di pg, rischia grosso. Scatterà, infatti, una denuncia penale. E allora i guai saranno più gravi.Gli elenchi con i primi nomi degli evasori - qualche decina di migliaia in tutto il Paese - sono stati consegnati qualche settimana fa al Comando generale della Guardia di Finanza che ha già provveduto a smistarli ai reparti operativi sul territorio nazionale. Appena dopo la pausa estiva arriva la stangata. Per capirci: chi, nell’ultimo anno, non ha pagato il canone si vedrà sfilare dal portafoglio - come minimo - quasi 400 euro. Che sono la somma di due sanzioni: una che va da 103 a 516 euro per non aver versato l’imposta. Una seconda di 103 per non aver pagato la tassa di concessione governativa (che corrisponde al 4 per cento dell’importo complessivo del canone Rai), più i 99,60 euro della tassa e gli interessi di mora per non aver versato il dovuto alla Rai nei tempi previsti. Risultato: un salasso destinato a rovinare il rientro dal mare di parecchie migliaia di famiglie. E di altrettanti baristi, ristoratori e osti che, per offrire un servizio alla clientela, hanno sistemato la televisione nel locale. Ma si sono sempre ben guardati dal saldare i conti con «mamma Rai». Chi non ha mai pagato il canone può ancora avere una speranza di salvarsi dalla stangata imminente. Vale a dire, pregare che il suo nome non sia in questo elenco di evasori, la cui consistenza è ben lontana dal numero degli abbonati morosi stimati dai funzionari di viale Mazzini. Una speranza più che giustificata: l’elenco dei «cattivi» è stato stilato in base ai controlli dei verificatori della tv di Stato che, tra il 2002 e il 2005, sono andati in giro per l’Italia a far firmare ai cittadini documenti in cui dichiarano di non avere in casa almeno un televisore. Senza, però, affrontare il tema del canone tv, la tassa più contestata del Paese, e che la Corte di Cassazione, quattro anni fa, ha classificato come «Imposta di scopo». Tradotto in soldoni vuol dire che è un’imposta da pagare per un bene superiore: il funzionamento del servizio televisivo pubblico. E non conta se si fruisce o no del servizio: chiunque ha un televisore può, potenzialmente, godersi l’informazione oppure i programmi di intrattenimento che le tre reti Rai sfornano ogni sacrosanto giorno.Altri elenchi, però, sono in arrivo. E la strada delle verifiche è aperta. Gli abitanti di San Cipriano d’Aversa, provincia di Caserta, 12.767 residenti e solo 285 (7,23%) che pagano l’abbonamento alla tv pubblica, sono avvisati. Il record sta per crollare."

Se lavori per Adecco non è uno sprecco


Vieni A Ballare In Puglia




Delfini vanno a ballare sulle spiagge. Gli elefanti vanno a ballare in cimiteri sconosciuti. Le nuvole vanno a ballare all'orizzonte. I treni vanno a ballare nei musei a pagamento. E tu, dove vai a ballare?Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia, tremulo come una foglia foglia foglia. Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru, perché può capitare che si stacchi e venga giù. Ehi turista, so che tu resti in questo posto italico. Attento, tu passi il valico ma questa terra ti manda al manicomio. Mare Adriatico e Ionio, vuoi respirare lo iodio ma qui nel golfo c'è puzza di zolfo, che sta arrivando il demonio. Abbronzatura da paura con la diossina dell'ILVA, qua ti vengono pois più rossi di Milva e dopo assomigli alla Pimpa. Nella zona spacciano la moria più buona: c'è chi ha fumato veleni all'ENI, chi ha lavorato ed è andato in coma; fuma persino il Gargano, con tutte quelle foreste accese. Turista tu balli e tu canti, io conto i defunti di questo Paese, dove quei furbi che fanno le imprese, no, non badano a spese; pensano che il protocollo di Kyoto sia un film erotico giapponese. Rit.:Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia dove la notte è buia buia, tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più. Vieni a ballare e grattati le palle pure tu, che devi ballare in Puglia Puglia Puglia, tremulo come una foglia foglia foglia. Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru perché può capitare che si stacchi e venga giù. È vero, qui si fa festa, ma la gente è depressa e scarica: ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica. Tra un palo che cade ed un tubo che scoppia, in quella bolgia si accoppa chi sgobba; e chi non sgobba si compra la roba e si sfonda, finché non ingombra la tomba. Vieni a ballare, compare, nei campi di pomodori, dove la mafia schiavizza i lavoratori, e se ti ribelli vai fuori. Rumeni ammassati nei bugigattoli come pelati in barattoli. Costretti a subire i ricatti di uomini grandi ma come coriandoli. Turista tu resta coi sandali, non fare scandali se siamo ingrati e ci siamo dimenticati d'essere figli di emigrati. Mortificàti, non ti rovineremo la gita. Su, passa dalla Puglia, passa a miglior vita. Rit.:Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia dove la notte è buia buia buia, tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più. Vieni a ballare e grattati le palle pure tu, che devi ballare in Puglia Puglia Puglia dove ti aspetta il boia boia boia. Agli angoli delle strade spade più di re Artù, si apre la voragine e vai dritto a Belzebù. O Puglia Puglia mia tu Puglia mia, ti porto sempre nel cuore quando vado via. E subito penso che potrei morire senza te. E subito penso che potrei morire anche con te.


Made in Caparezza

mercoledì 4 giugno 2008

Come ottenere soldi dalla regione Sicilia. Percolato di Fondi Europei

Nascere, crescere, invecchiare a carico della Regione. Volendo, si può. Si può, nella Sicilia che aspira a smarcarsi dall´assistenzialismo ma non riesce a tagliare il cordone ombelicale con la madre di tutte le amministrazioni pubbliche. Acciaccata, certo, la vecchia Trinacria, con i bilanci in disordine. Ma ancora generosa, munifica. Anche con i soldi dell´Unione europea. Con le risorse della nuova programmazione che farà piovere nell´Isola, fino al 2013, sei miliardi e mezzo di euro. E allora, abbiamo provato a mettere in fila i contributi che un cittadino, un´impresa possono chiedere. Fermandoci a quota 101. I 101 modi per prendere soldi dalla Regione. Un viaggio da tregenda in cui abbiamo incontrato figure leggendarie. Immaginarie, ma non troppo. Come l´homo regionalis. No, non uno dei ventimila dipendenti, fra assunti stabili e a contratto, dell´ente. E neanche uno dei centomila e più precari, dai forestali agli lsu di stanza nei Comuni, foraggiati dall´amministrazione. No, l´homo regionalis è semplicemente un siciliano medio, di famiglia dignitosa anche se non particolarmente agiata, che il primo sostegno dalla Regione lo riceve all´atto della nascita (1.500 euro di bonus bebè), che può chiedere una borsa di studio (da 60 a 100 euro annui) dalle elementari in poi, che magari poi spunta un posto da stabilizzato con un onesto salario (duemila euro al mese) e da anziano ha diritto a un buono socio-sanitario (443 euro) se non autosufficiente. E fino a qualche tempo fa, se gli andava bene, poteva pure ricevere un regalo di nozze da Cuffaro. Sport per tutti. Evviva la vecchia Regione dall´ampio grembo, che mantiene con orgoglio impolverati filoni di finanziamento. Come la mitica legge 8 del 1978, che tutt´oggi dà ossigeno a 3.300 società sportive e altrettanti centri di avviamento dell´Isola. O come la legge 18 per le società professionistiche, che - per intenderci - dà un contributo non proprio irrinunciabile anche al Palermo calcio del milionario Zamparini. Restano in vita sussidi ed elargizioni ignoti ai più.
Spulciando il programma ci si può rendere conto che nella Sicilia che brucia l´antincendio può diventare un business per i privati. Perché l´Europa mette a disposizione 300 milioni di euro per il cosiddetto «aumento della massa forestale», anche se un agricoltore, la suddetta massa, la fa crescere nel proprio terreno.

Ci sono i premi annui per chi alleva animali in via d´estinzione: un asino pantesco vale 500 euro, una capra girgentana 200.
Per restare alle competenze dell´Industria, hanno funzionato le agevolazioni per le imprese femminili e giovanili: aiuti fino al 55 per cento dell´investimento che saranno riproposti ma con regole diverse nella nuova programmazione. Ma l´assalto ai soldi che la Regione eroga anche e soprattutto per conto terzi (l´Europa) non si ferma. Ad esempio il boom delle imprese che hanno un titolare donna a Enna (non a Manhattan), quel 28 per cento ben al di sopra della media nazionale. Dato che ha spinto la Confagricoltura locale a una denuncia chiara e neppure tanto imbarazzata: o c´è un Eldorado rosa oppure molte imprenditrici agricole sono solo prestanome di padri e mariti.

Made in Repubblica

martedì 3 giugno 2008

La favola di Adamo ed Eva


Santi numi ma che pena mi fate

strozzati inghiottiti come olive ascolane

spiedini di carne in fila sulle autostrade

saldare al casello tanto per ringraziare

pensarsi arrivati dopo un lungo week-end


chiedo venia trovo un po' esagerato

pagare tre volte un litro di benzina

sentirsi ridire con sorrisi di rame

che sono costretti dal mercato dei cambi

ma andate a cagare voi e le vostre bugie


Credo di notare una leggera flessione del senso sociale

la versione scostante dell'essere umano che non aspettavo

cadere su un uomo così divertente ed ingenuo da credere ancora

alla favola di Adamo ed Eva la favola di Adamo ed Eva


Dico quel che penso e faccio quello che dico

l'azione è importante siamo uomini troppo distratti

da cose che riguardano vite e fantasmi futuri

ma il futuro è toccare mangiare tossire ammalarsi d'amore


Credo di notare una leggera flessione del senso sociale

la versione scostante dell'essere umano che non aspettavo

cadere su un uomo così divertente ed ingenuo da credere ancora

alla favola di Adamo ed Eva la favola di Adamo ed Eva

"Eco-friendly bomb"



Continueranno a uccidere, ma senza turbare l'ambiente naturale. Sono le "Eco-friendly bomb", armi esplosive dotate di sensibilità ecologica. La definizione, cinica e contraddittoria (gli esseri umani non sono parte integrante dell'ambiente?), pubblicizza una ricerca condotta dall'Università di Monaco di Baviera con fondi europei e americani per la produzione di sostanze alternative al Tnt (il tritolo) e al Rdx (la ciclonite). Composti che, come è noto, presentano un tragico ventaglio di effetti collaterali: sviluppano emissioni cancerogene, inquinano terreni e falde acquifere e, laddove non dovessero detonare (in ambito industriale) o esplodere completamente, rappresentano minacce vaganti pronte a ripetere l'infausta missione. Ecco dunque le "bombe verdi"; gli scienziati tedeschi sostengono che, se riempite con una forma recentemente scoperta di tetrazolio - composto già usato in campo farmaceutico - e fatte esplodere con l'azoto in luogo del carbonio, rilasciano una quantità minore di sostanze tossiche. Meno piogge acide, ma certo non aria pulita. "In laboratorio - ha spiegato il ricercatore chimico Thomas Klapötke - abbiamo registrato tracce di cianuro di idrogeno. Ma siamo convinti che, mescolando questi composti con un ossidante, eviteremo la produzione di gas letali e miglioreremo le performance. Soprattutto - ha aggiunto Klapötke - per quanto riguarda gli armamenti pesanti di carri e navi". L'unico dato effettivamente incoraggiante è che i due ordigni, battezzati con le sigle Hbt e G2zt, avrebbero dimostrato, a differenza dei loro cugini politicamente scorretti, una minore attitudine a saltare in aria accidentalmente. Evento diffuso non solo sul fronte militare, ma anche su quello civile: basti pensare agli esplosivi utilizzati per le demolizioni edili o per l'industria mineraria.

Le "eco-bombe" ricordano - per la loro capacità di discernimento - le bombe al neutrone, progettate per uccidere senza onda d'urto, graziando così palazzi e altre strutture architettoniche, o le smart bomb (dette anche "intelligenti"), in grado di selezionare tra tanti la loro preda. Lo sforzo di limitare gli effetti collaterali della guerra - o di renderla mediaticamente meno insopportabile - ha prodotto in passato notizie al limite del grottesco. Come riportò qualche anno fa il sito della Bbc, nel 1994 il Dipartimento della difesa americano investì circa 8 milioni di dollari per sviluppare armi non letali. La "gay bomb", per esempio: avrebbe dovuto rilasciare un gas afrodisiaco tra le fila nemiche, invogliandole a festini in tuta mimetica. O le "sting me/attack me" (pungimi/attaccami): un po' di chimica e i militari sarebbero diventati cibo irresistibile per api e ratti affamati. O ancora, le "who? me?" (chi? Io?): bombe che avrebbero dovuto simulare flatulenza tra le truppe, demoralizzandole. Poi si scoprì che in molti paesi quel cattivo odore non è offensivo, e l'idea fu ritirata. Progetti sperimentati fino al 2000. Poi arrivò l'11 settembre, e le bombe furono liberate da ogni velleità.

Questo è il Paese del sole


CANCRO A PAESE: E' assolutamente importante avere delle chiare e precise risposte sui dati relativi ai morti e malati di cancro. La relazione dell'ULSS 9 va completata, integrata, approfondita e chiarita.Nell'articolo del Gazzettino di Treviso di venerdì 23 maggio 2008 dal titolo "A Paese muore una persona ogni settimana per colpa del cancro". Avremmo preferito che il primo cittadino usasse i toni forti con chi ha inquinato i pozzi di Quinto con il percolato della Tiretta, (LA DISCARICA DELLA FOTO) con chi ci fa e ci ha fatto respirare per anni esalazioni nauseabonde delle discariche, con chi a Paese ha provocato 11 siti inquinati, con chi ci ha lasciato in eredità 5 discariche da bonificare. Continuiamo ad attendere le risposte che durante la sera del 20 maggio scorso nessuno dei relatori ha dato. Era stato chiesto:
1) perché non calcolare la mortalità di cancro togliendo i 5000 nuovi residenti che arrivano da aree meno inquinate di Paese evitando così di annacquare i dati ?
2) perché non rendere noti i dati più interessanti ovvero quelli dei malati di tumore relativi agli ultimi 5 anni solo perché il registro dei tumori si ferma al 2003 ?
3) Perché dare solo il 55% dei dati dei vari tipi di tumore omettendo il rimanente 45% dove sono contemplati certi tipi di tumori quali: al cervello, alla tiroide e mesotelioma pleurico ? Ci chiediamo inoltre quanti dei 125 decessi totali registrati a Paese nel 2007 di cui circa 45 per tumore e altrettanti per malattie cardiovascolari, sono stati registrati fra le 4.731 persone immigrate negli ultimi cinque anni e quanti fra i 15.215 residenti a Paese da almeno 5 anni? Chiediamo poi se si possono conoscere quanti sono i decessi fra i 3.042 cittadini emigrati da Paese negli ultimi 5 anni.
Riportare il dato della relazione dell'ULSS 9 dicendo che a Paese muore un cittadino di cancro la settimana non è certo avere atteggiamenti terroristici.

Paese, giovedi' 29 maggio 2008. Da Il Gazzettino di Treviso Venerdi' 23 Maggio 2008 Edizione Treviso http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice=3797672&Data=2008-5-23&Pagina=PAESE%20VILLORBA Paese "A Paese muore una persona ogni settimana per colpa del cancro". Paese "A Paese muore una persona ogni settimana per colpa del cancro". L'impressionante calcolo arriva da Paeseambiente che dopo la presentazione della ricerca su mortalità e patologie tumorali condotta dall'Ulss 9 si è armata di penna e calcolatrice. "Negli ultimi 11 anni sono morte per tumore 487 persone - scrive l'associazione ambientalista - i decessi per cancro e malattie cardiovascolari superano il 70\% del totale, meritavano qualche considerazione in più". Così si infiamma il dibattito sull'incidenza delle neoplasie. L'indagine condotta dal Dipartimento di prevenzione aveva il compito di fare chiarezza, come sollecitato da una petizione siglata da oltre duemila persone, ma sembra esserci riuscita solo parzialmente. Il primo cittadino, che con questa ricerca ha avviato la prima fase del più ampio Piano salute, respinge al mittente le critiche sottolineando che i dati raccolti illustrano come a Paese non ci si ammali più che negli altri comuni. "Il clima è da caccia alle streghe, gli ambientalisti hanno un atteggiamento terroristico - tuona il sindaco Mardegan - nessuno ha fatto come noi ma per gli ambientalisti il dialogo sembra non esistere, che vadano pure per la loro strada creando un'amministrazione ombra". La bontà dell'indagine viene ribadita dal dottor Giovanni Gallo, direttore del Servizio igiene, che assieme ai tecnici dell'Ulss ha illustrato i risultati. "Si doveva controllare se a Paese fosse più alto il rischio dell'insorgere di patologie tumorali - spiega il dottor Gallo - i numeri evidenziano che l'andamento dei tumori è assolutamente in linea con quello delle realtà vicine". Insomma, vivere a Paese non sarebbe più pericoloso di altri comuni. Ma questo non sembra limitare le tensioni. Paeseambiente si scaglia contro le metodologie utilizzate. "I dati sono annacquati: non vengono considerate molte malattie come il mesotelioma pleurico dovuto alle fibre di amianto - sottolinea Andrea Zanoni - c'è un buco nero sui dati degli ultimi 6 anni, proprio il periodo più caldo di tema di discariche e mancano i numeri relativi ai residenti vicino ai punti critici come la Tiretta, la Sev o la Terra". La relazione tra i cumuli di rifiuti e l'insorgere dei tumori non è stata provata, ma i numeri non sciolgono i dubbi dei cittadini che hanno mal digerito i riferimenti all'Associazione Italiana di Epidemiologia secondo cui "le discariche ben tenute non creano problemi sotto il profilo della salute". "Qui le discariche non sono state ben tenute o ben controllate, il problema non riguarda solo le malattie ma la qualità della vita - commenta una signora residente vicino alla Tiretta – siamo in 12 famiglie costrette a convivere con allergie agli occhi e difficoltà a respirare, d'estate teniamo le finestre chiuse ma non c'è nulla da fare perché la puzza entra lo stesso". E ora tutti guardano ai risultati del monitoraggio delle discariche condotto dall'Arpav, ma i rilevamenti sono partiti con cinque mesi di ritardo e per il momento non resta che aspettare e sperare.

SPERANDO CHE SIA SOLO ARIA MALEODORANTE COME AFFERMANO I VARI TECNICI SPECIALIZZATI, UNA COSA E' CERTA NON SI FERMA SOLO DENTRO I CONFINI DEL COMUNE DI PAESE.

Non Vado a Cortina da un pezzo



Vi piace essere alla moda!?… i termini eco-compatibile, ecologico, sviluppo sostenibile, riciclaggio, rinnovabili, etc. non vi stuzzicano la fantasia? Un consiglio: se volete rimanere al passo con i tempi, cominciate ad interessarvi anche delle problematiche legate all’ambiente.
Non è uno scherzo, anzi. Ne sentite parlare in continuazione attraverso qualsiasi
mezzo di comunicazione… in poche parole il nostro Pianeta sta soffrendo a causa nostra
e purtroppo alle “cattive” conseguenze siamo soggetti tutti noi. Coltivare un interesse nei
confronti di queste tematiche, vuol dire ampliare le nostre conoscenze, essere consapevoli
del mondo in cui viviamo, osservare il territorio con un occhio critico (cioè capire e saper
valutare una certa situazione, “farsi una propria idea” e porsi delle domande… è giusto
ciò che sto facendo? Se sbagliato cosa posso fare per migliorare? Cercando di trovare delle
valide soluzioni parlandone con i genitori, con gli amici, con gli insegnanti…). Di conseguenza
saremo in grado di sviluppare una coscienza ed uno stile di vita compatibili con
l’ambiente e rispettosi di noi stessi e degli altri.
Negli ultimi 40 anni il progresso industriale, scientifico e tecnologico ha consentito un fortissimo sviluppo economico e sociale. Ne sono derivati un benessere ed una qualità di vita che oggi faremmo molta fatica a privarci. In realtà non è corretto “tornare indietro”, ma essere consapevoli delle nostre azioni quotidiane (e delle conseguenze che ne derivano) è a dir poco fondamentale e indispensabile.
La società moderna è contraddistinta dal consumismo più sfrenato e dallo spreco inconsiderato
– dal produttore al consumatore finale. Tutto questo contribuisce alla sempre
maggiore produzione di rifiuti urbani. Non solo la quantità, ma anche l’indistruttibilità
di certi materiali e la pericolosità di altri costituiscono una grave minaccia nei confronti
dell’ambiente e di noi stessi.