
COME VENGONO SMALTITI I FONDI DELL’8 PER MILLE?
La chiesa Cattolica si porta a casa il 90% dei fondi con circa un terzo dei consensi. Lo stato preleva ogni anno decine di milioni dalla propria quota per tappare i buchi in bilancio. E’ veramente così che i contribuenti italiani vorrebbero spendere quel miliardo di euro?
Nel 1984 lo Stato firma con il Vaticano la revisione del Concordato. Lo Stato non paga più lo stipendio ai sacerdoti ( congrua). Dal 1990 l’otto per mille dell’intero reddito IRPEF è devoluto, secondo le scelte dei singoli contribuenti, alla Chiesa Cattolica o ad altre confessioni riconosciute dallo Stato, o anche allo Stato stesso per scopi umanitari o assistenziali.
Sembrava trasparente: il cittadino senza spendere di più, può finanziare la carità che preferisce.
Poteva essere vero? No!
I dubbi sul meccanismo di distribuzione di quel miliardo e rotti di euro e sulla effettiva destinazione benefica sono molto diffusi.
I dati relativi all’otto per mille sono poco aggiornati, mai completi e poco accessibili.
Ogni beneficiario ( le sei Chiese più lo Stato) rendiconta per sé, con tempistica e criteri diversi.
Lo Stato nel fornire i darti complessivi è lentissimo. On line ci sono quelli relativi all’anno 2000. L’ingranaggio legislativo si può ricostruire sul sito del Governo (www.governo.it/presidenza/dica/ottopermille/aggiornamento/indez.html). Oppure più agevolmente, da fonti meno ufficiali come l’Aduc ( http://www.aduc.it/).
Non si dovrebbe lasciare in bianco quel famoso rigo della dichiarazione dei redditi, come nel 2007 ha fatto il 60% dei contribuenti. L’otto per mille di chi non sceglie, infatti non va allo stato come credono i più, ma viene ripartito in proporzione alle preferenze espresse. Grazie a questo meccanismo la Chiesa Cattolica, principale beneficiario dell’otto per mille, riceve circa il 90 % dei fondi pur avendo circa il 35% dei consensi ( sul totale dei contribuenti); lo stesso a debita distanza, accade allo Stato ( 8% dei fondi con il 3 % dei consensi).
Lo Stato è l’unico beneficiario dell’8 per mille che non si fa pubblicità per ottenere la firma dei contribuenti. In compenso si prende alcune libertà. I fondi di pertinenza statale, che per legge dovrebbero finanziare la lotta contro la fame nel mondo, l’assistenza ai rifugiati e alle vittime di calamità naturali, ecc. subiscono un prelievo alla fonte ( sancito da apposita legge) di 80 milioni di euro, che vengono usati “per far fronte a impegni correnti e straordinari”, cioè per tappare i buchi di bilancio. Con la parte rimanente destinata allo Stato sono stati finanziati alcuni progetti di assistenza ai rifugiati e all’infanzia ma anche parecchi restauri (tra i quali paradossalmente numerose parrocchie e canoniche) e riordino dell’archivio storico degli scout (Tipico ente pubblico).
La Chiesa Cattolica, tramite la Conferenza Episcopale ( CEI) che ne gestisce i fondi, ha ricevuto nel 2007 più di 991 milioni di euro ( http://www.8xmille.it/). LA PRIMA VOCE DI SPESA, NEI RENDICONTI DELLA CEI, NON E’ IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO (che con 354 milioni di euro, viene secondo), ma le “esigenze di culto e pastorale” ( 432 milioni). Di queste, la moggior parte finanzia l’edilizia di culto ( 185 milioni) e le Diocesi ( 160 milioni); poi ci sono i Tribunali ecclesiastici, voce motivata dall’esigenza di contenere le spese di chi intraprende il processo di nullità di matrimonio. In questo modo uno se la cava con 500 euro al massimo.
La Carità sommando tutte le voci pertinenti nell’ultimo rendiconto, vale 205 milioni di euro: ovvero un quinto dell’otto per mille del 2007.
In cima alla classifica della trasparenza stanno sicuramente i VALDESI. Sul loro sito gli impegni relativi all’otto per mille sono espliciti: NON SI SPENDE NEMMENO UN EURO PER MANTENERE I PASTORI E ALMENO IL 30 PER CENTO DELLE RISORSE VA IN PROGETTI DI SVILUPPO PER IL TERZO MONDO.
I rendiconti dei Valdesi sono tutti on line e dei 6 milioni incassati nel 2006 nulla è andato per attività di culto ed inoltre è stata fatta una donazione all’Università di Milano di 100mila euro per finanziare la ricerca sulle cellule staminali.
Non finanziano il culto nemmeno gli Avventisti, ne le Assemblee di Dio mentre lo fanno i Luterani. Le comunità ebraiche fanno un uso prevalentemente interno dell’otto per mille; i circa 4 milioni di euro vanno quasi per intero a scuole confessionali e centri culturali.
I Battisti sono contrari a qualunque forma di sostegno statale alla religione e si finanziano solo con i contributi dei fedeli.Per l’Islam, il cui frazionamento ha sempre impedito di aprire un negoziato, si appena costituita una confederazione di moschee e associazioni moderate per iniziare una trattativa con il governo.
La chiesa Cattolica si porta a casa il 90% dei fondi con circa un terzo dei consensi. Lo stato preleva ogni anno decine di milioni dalla propria quota per tappare i buchi in bilancio. E’ veramente così che i contribuenti italiani vorrebbero spendere quel miliardo di euro?
Nel 1984 lo Stato firma con il Vaticano la revisione del Concordato. Lo Stato non paga più lo stipendio ai sacerdoti ( congrua). Dal 1990 l’otto per mille dell’intero reddito IRPEF è devoluto, secondo le scelte dei singoli contribuenti, alla Chiesa Cattolica o ad altre confessioni riconosciute dallo Stato, o anche allo Stato stesso per scopi umanitari o assistenziali.
Sembrava trasparente: il cittadino senza spendere di più, può finanziare la carità che preferisce.
Poteva essere vero? No!
I dubbi sul meccanismo di distribuzione di quel miliardo e rotti di euro e sulla effettiva destinazione benefica sono molto diffusi.
I dati relativi all’otto per mille sono poco aggiornati, mai completi e poco accessibili.
Ogni beneficiario ( le sei Chiese più lo Stato) rendiconta per sé, con tempistica e criteri diversi.
Lo Stato nel fornire i darti complessivi è lentissimo. On line ci sono quelli relativi all’anno 2000. L’ingranaggio legislativo si può ricostruire sul sito del Governo (www.governo.it/presidenza/dica/ottopermille/aggiornamento/indez.html). Oppure più agevolmente, da fonti meno ufficiali come l’Aduc ( http://www.aduc.it/).
Non si dovrebbe lasciare in bianco quel famoso rigo della dichiarazione dei redditi, come nel 2007 ha fatto il 60% dei contribuenti. L’otto per mille di chi non sceglie, infatti non va allo stato come credono i più, ma viene ripartito in proporzione alle preferenze espresse. Grazie a questo meccanismo la Chiesa Cattolica, principale beneficiario dell’otto per mille, riceve circa il 90 % dei fondi pur avendo circa il 35% dei consensi ( sul totale dei contribuenti); lo stesso a debita distanza, accade allo Stato ( 8% dei fondi con il 3 % dei consensi).
Lo Stato è l’unico beneficiario dell’8 per mille che non si fa pubblicità per ottenere la firma dei contribuenti. In compenso si prende alcune libertà. I fondi di pertinenza statale, che per legge dovrebbero finanziare la lotta contro la fame nel mondo, l’assistenza ai rifugiati e alle vittime di calamità naturali, ecc. subiscono un prelievo alla fonte ( sancito da apposita legge) di 80 milioni di euro, che vengono usati “per far fronte a impegni correnti e straordinari”, cioè per tappare i buchi di bilancio. Con la parte rimanente destinata allo Stato sono stati finanziati alcuni progetti di assistenza ai rifugiati e all’infanzia ma anche parecchi restauri (tra i quali paradossalmente numerose parrocchie e canoniche) e riordino dell’archivio storico degli scout (Tipico ente pubblico).
La Chiesa Cattolica, tramite la Conferenza Episcopale ( CEI) che ne gestisce i fondi, ha ricevuto nel 2007 più di 991 milioni di euro ( http://www.8xmille.it/). LA PRIMA VOCE DI SPESA, NEI RENDICONTI DELLA CEI, NON E’ IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO (che con 354 milioni di euro, viene secondo), ma le “esigenze di culto e pastorale” ( 432 milioni). Di queste, la moggior parte finanzia l’edilizia di culto ( 185 milioni) e le Diocesi ( 160 milioni); poi ci sono i Tribunali ecclesiastici, voce motivata dall’esigenza di contenere le spese di chi intraprende il processo di nullità di matrimonio. In questo modo uno se la cava con 500 euro al massimo.
La Carità sommando tutte le voci pertinenti nell’ultimo rendiconto, vale 205 milioni di euro: ovvero un quinto dell’otto per mille del 2007.
In cima alla classifica della trasparenza stanno sicuramente i VALDESI. Sul loro sito gli impegni relativi all’otto per mille sono espliciti: NON SI SPENDE NEMMENO UN EURO PER MANTENERE I PASTORI E ALMENO IL 30 PER CENTO DELLE RISORSE VA IN PROGETTI DI SVILUPPO PER IL TERZO MONDO.
I rendiconti dei Valdesi sono tutti on line e dei 6 milioni incassati nel 2006 nulla è andato per attività di culto ed inoltre è stata fatta una donazione all’Università di Milano di 100mila euro per finanziare la ricerca sulle cellule staminali.
Non finanziano il culto nemmeno gli Avventisti, ne le Assemblee di Dio mentre lo fanno i Luterani. Le comunità ebraiche fanno un uso prevalentemente interno dell’otto per mille; i circa 4 milioni di euro vanno quasi per intero a scuole confessionali e centri culturali.
I Battisti sono contrari a qualunque forma di sostegno statale alla religione e si finanziano solo con i contributi dei fedeli.Per l’Islam, il cui frazionamento ha sempre impedito di aprire un negoziato, si appena costituita una confederazione di moschee e associazioni moderate per iniziare una trattativa con il governo.
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