
PER VOTARE IN PARLAMENTO SERVIRANNO DUE MANI
«È una truffa aggravata ai danni dei cittadini. Qua ci vuole una soluzione definitiva e seria», ha tuonato Antonio Di Pietro. «Il presidente della Camera - ha aggiunto il leader dell'Italia dei Valori -, nella sua veste di pubblico ufficiale deve procedere. Noi chiediamo che i "pianisti" restituiscano l’indebito, ovvero i 3-400 euro al giorno che percepiscono, e che sia riconosciuto anche il danno morale nei confronti della istituzione Camera». Di fronte alle accuse di truffa si alza la voce di Rosy Bindi, presidente di turno, che ricorda come ai lavori della Camera non si applichino le norme del codice penale, ma Di Pietro non si arrende: «Io suono la musica della legalità, mentre i pianisti suonano la musica della truffa».
È comunque proprio il presidente Fini il primo a volere risolvere la questione. L’obiettivo, riferiscono fonti vicine alla presidenza di Montecitorio, è quello di arrivare a una soluzione dopo l’estate. L’Ufficio di presidenza ha trovato una condivisione proprio attorno alla proposta avanzata della terza carica dello Stato. «Due mani un voto»: al momento della votazione ogni parlamentare dovrà premere contemporaneamente due pulsanti, uno per esprimere il voto, l’altro per confermarlo, in modo da tenere entrambe le mani impegnate. La proposta ha trovato la «piena condivisione» di tutto l’Ufficio di presidenza. La palla ora passa al collegio dei questori che entro 10 giorni dovrà valutare gli aspetti tecnici.
A tenere banco durante la seduta è stata anche la proposta della Lega Nord: il metodo «cinture di sicurezza», ovvero «un sensore posto sul sedile dell’Aula, che rilevi se il parlamentare è seduto o no al suo posto e che entra in funzione con un peso al di sopra di 40 chilogrammi. Così, solo se si è seduti al proprio posto i pulsanti per la votazione si attivano - spiega il deputato del Carroccio, Giacomo Stucchi - e chiedo che i questori valutino anche la mia proposta».
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