

Con un chilo di grano dal prezzo di circa 23 centesimi si riesce a produrre, con la trasformazione in farina e con l'aggiunta di acqua, un chilo di pane che viene venduto ai cittadini a valori di almeno dodici volte superiori e variabili da 3 euro al chilo per il pane comune a 5 euro e oltre per i pani più elaborati. E’ quanto afferma la Coldiretti, in riferimento allo sciopero della spesa annunciato per il 13 settembre dalle associazioni dei consumatori, nel sottolineare che il livello dei prezzi in agricoltura non offre alibi concreti agli aumenti annunciati per i prodotti alimentari in autunno anche per altri derivati dei cereali come pastasciutta, dolci e biscotti il cui prezzo si moltiplica fino a 70 volte dal campo alla tavola.
Per ogni euro pagato per il pane appena 7 centesimi vanno alla materia prima, tutto il resto sono costi di trasformazione, dal mulino al fornaio. Quindi affermare che il prezzo del pane aumenta perché il costo del grano è salito di qualche centesimo è fuorviante. A questo proposito è giusto ricordare che la materia prima costa esattamente come vent’anni fa mentre il prezzo del pane è passato dalle allora mille lire ad almeno tre euro”.
I pesanti rincari previsti per i prodotti alimentari rischiano di avere effetti negativi sui consumi domestici che sono già pesantemente dell' 8,8 per cento per il pane e del 5,4 per cento per la pasta di semola nel primo trimestre del 2007, rispetto allo scorso anno secondo i dati ismea - Ac Nielsen. E la situazione non è molto diversa per altri prodotti di base a rischio rincari come il latte il cui prezzo si moltiplica per quattro dalla stalla allo scaffale. I rincari non trovano giustificazione neanche in una presunta mancanza di prodotto Made in italy in quanto secondo l’ultima rilevazione Ismea la produzione di frumento duro nel 2007 in Italia - riferisce la Coldiretti - è aumentata rispetto allo scorso anno dello 0,9 per cento per 4,13 milioni di tonnellate, mentre per il grano tenero l'aumento è dello 0,6 per cento per una produzione di 3,23 milioni di tonnellate.
“E’ invece aumentato del 419 per cento il prezzo del pane negli ultimi venti anni – prosegue Martin - nonostante quello del grano sia continuamente diminuito ed oggi risulti addirittura inferiore a quello pagato agli imprenditori agricoli nel 1985. Se secondo una nostra analisi per pane, pasta fresca e dolci il prezzo dal campo al consumo si moltiplica rispettivamente di 12, 20 e 70, il prezzo del latte fresco dalla stalla al consumatore passa da 0,33 a 1,40 euro con un aumento di oltre il 300 per cento.
Nessun commento:
Posta un commento