
Il ponte sul Po era a rischio da anni Inascoltati 18 allarmi prima del crollo
Il sindaco di Piacenza: nessuno ha fatto nulla. In una fessura avevano nidificato pure i piccioni
DAL NOSTRO INVIATO PIACENZA — Non una, ma 18 volte. Per 18 volte, tra il 2002 e il 2008, il Comune di Piacenza si è rivolto all’Anas segnalando che il ponte sul Po era malandato. Finché il ponte, a fine aprile, è crollato per davvero. E Roberto Reggi, primo cittadino della città emiliana, non sa darsi pace: «Sono cose che succedono nei paesi più derelitti dell’Africa. Qui è capitato a cavallo delle due regioni più ricche e nessuno ha fatto una piega. Possibile che io sia l’unico a indignarsi?». Cartoline dall’Italia: c’è tutto il senso della cosiddetta «questione settentrionale » in quanto avvenuto tra Emilia Romagna e Lombardia. Qualche chilometro più a valle del ponte centenario che ha fatto flop c’è quello nuovissimo sul quale sfreccia il treno dell’alta velocità. Modernità e vecchiume, eccellenza e incuria vivono praticamente gomito a gomito. E anche Piacenza, adesso, teme che avvenga «the Big One», l’evento in grado di gettare nel caos tutta la fascia affacciata sul fiume.
Il sindaco di Piacenza: nessuno ha fatto nulla. In una fessura avevano nidificato pure i piccioni
DAL NOSTRO INVIATO PIACENZA — Non una, ma 18 volte. Per 18 volte, tra il 2002 e il 2008, il Comune di Piacenza si è rivolto all’Anas segnalando che il ponte sul Po era malandato. Finché il ponte, a fine aprile, è crollato per davvero. E Roberto Reggi, primo cittadino della città emiliana, non sa darsi pace: «Sono cose che succedono nei paesi più derelitti dell’Africa. Qui è capitato a cavallo delle due regioni più ricche e nessuno ha fatto una piega. Possibile che io sia l’unico a indignarsi?». Cartoline dall’Italia: c’è tutto il senso della cosiddetta «questione settentrionale » in quanto avvenuto tra Emilia Romagna e Lombardia. Qualche chilometro più a valle del ponte centenario che ha fatto flop c’è quello nuovissimo sul quale sfreccia il treno dell’alta velocità. Modernità e vecchiume, eccellenza e incuria vivono praticamente gomito a gomito. E anche Piacenza, adesso, teme che avvenga «the Big One», l’evento in grado di gettare nel caos tutta la fascia affacciata sul fiume.
«Ce ne accorgeremo — dice il sindaco Reggi — al primo incidente (e ne capita anche uno al mese) che bloccherà il ponte dell’autostrada, l’unico rimasto in piedi in un raggio di 50 chilometri. Tutto il traffico si riverserà sulle strade secondarie e in pratica l’Italia rimarrà tagliata in due. Ditemi: si può vivere così nel 2009?». Si «dovrà» vivere così, anche perché le previsioni più ottimistiche dicono che occorrerà attendere ancora sei mesi almeno prima che il manufatto ora sotto sequestro da parte della magistratura possa essere riaperto (molto parzialmente) al traffico. Le prime verifiche hanno intanto spazzato via un’illusione: il disastro — come hanno dichiarato anche gli esperti del Magistrato del Po — non è stato causato dalla piena delle ultime settimane, ma solo dall’incuria. Il ponte aveva resistito a «spallate» ben più violente, ad esempio le alluvioni del ’94 e del 2000; l’arcata venuta giù, inoltre, scavalca un’area golenale, vale a dire una zona che si allaga solo quando il fiume si ingrossa, non è perciò quella che sopporta le pressioni più forti. «L’altro giorno — prosegue Reggi — sono stato sentito dai carabinieri sul crollo: ho consegnato loro il carteggio con l’Anas da quando sono sindaco. Alla fine abbiamo contato 18 missive che segnalavano pericoli e chiedevano interventi urgenti. Una di queste mostrava, corredata da foto, che un giunto del ponte si era dilatato a tal punto che una colonia di piccioni ci aveva nidificato dentro. Ma il guaio è che molte altre strutture sono nelle medesime condizioni, questo è solo l’emblema dell’Italia che va in pezzi».
Nel 2000 era stato indetta una gara per sistemare l’opera, i lavori partiti nel 2007 non erano ancora terminati. In realtà servirebbe un ponte nuovo, enti locali di Lombardia ed Emilia hanno sottoscritto un protocollo nel 2003 in cui indicavano la soluzione: allargare l’attuale ponte dell’autostrada. Ma la risposta dell’Anas è stata prevedibile: mancano i soldi. «Ci hanno proposto — ecco ancora lo sfogo del sindaco piacentino — di realizzare l’opera con il cosiddetto project financing. Come dire: un nuovo ponte dovrebbe essere pagato imponendo un pedaggio a tutti quelli che vi passano sopra, come nel Medioevo. E pensare che con le tasse che versiamo allo Stato qui a Piacenza di ponti potremmo costruircene tre». Così l’area più avanzata e più popolata d’Italia resta stritolata tra bisogno di modernità e mancanza di quattrini. Male che vada, Piacenza si dovrà arrangiare allestendo nel giro di qualche settimana un ponte di barche affittando la struttura a una ditta privata, a 100mila euro al mese: molto pittoresco, ma totalmente inadatto a sostenere il traffico di 25mila veicoli al giorno che servirebbe già oggi. E pensare che in città ha sede il Genio Pontieri dell’Esercito, capace di scavalcare i fiumi di mezzo pianeta. Ma in questo caso, per legge, non può essere impiegato.
Nel 2000 era stato indetta una gara per sistemare l’opera, i lavori partiti nel 2007 non erano ancora terminati. In realtà servirebbe un ponte nuovo, enti locali di Lombardia ed Emilia hanno sottoscritto un protocollo nel 2003 in cui indicavano la soluzione: allargare l’attuale ponte dell’autostrada. Ma la risposta dell’Anas è stata prevedibile: mancano i soldi. «Ci hanno proposto — ecco ancora lo sfogo del sindaco piacentino — di realizzare l’opera con il cosiddetto project financing. Come dire: un nuovo ponte dovrebbe essere pagato imponendo un pedaggio a tutti quelli che vi passano sopra, come nel Medioevo. E pensare che con le tasse che versiamo allo Stato qui a Piacenza di ponti potremmo costruircene tre». Così l’area più avanzata e più popolata d’Italia resta stritolata tra bisogno di modernità e mancanza di quattrini. Male che vada, Piacenza si dovrà arrangiare allestendo nel giro di qualche settimana un ponte di barche affittando la struttura a una ditta privata, a 100mila euro al mese: molto pittoresco, ma totalmente inadatto a sostenere il traffico di 25mila veicoli al giorno che servirebbe già oggi. E pensare che in città ha sede il Genio Pontieri dell’Esercito, capace di scavalcare i fiumi di mezzo pianeta. Ma in questo caso, per legge, non può essere impiegato.
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